La postura è l’emozione che prende forma nello spazio

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La visone dell’Essere Umano visto come un’ unità inscindibile,  appartiene a culture millenarie come quella Cinese e sono alla base di una visione medica alla quale lentamente, dopo tanto scetticismo, sta arrivando a dare credito anche la scienza occidentale, grazie a studi compiuti in ambito di discipline come ad esempio la  (PNEI) scienza che studia le interazioni tra il sistema nervoso centrale, endocrino e immunitario.

La mente influenza il corpo , ma è anche vero il contrario in virtù di complessi meccanismi ormonali e nervosi. Una possibile chiave di lettura sta arrivando da studi sempre più approfonditi del sistema nervoso neurovegetativo.

Possiamo quindi affermare che un pensiero un’ emozione siano in grado di influenzare la postura del nostro corpo, e in modo speculare la postura del nostro corpo sia in grado di influenzare le nostre emozioni ed i nostri pensieri.

L’Essere umano unità inscindibile in ogni sua parte,  io corpo, io emotivo e io intellettuale si integra in un sistema che dovrebbe essere di perfetta collaborazione, schemi mentali, emotivi e motori interagiscono.

Ecco che trovare un equilibrio armonico nel continuo mutamento che compone la nostra vita può passare dal miglioramento del nostro stato psico-fisico, nel momento in cui ci si pone come obiettivo il cambiamento di vecchi schemi disfunzionali ( convinzioni psicologiche, cattive abitudini, emozioni drammatizzate).

A questo obiettivo possiamo arrivare anche tramite il movimento fisico, portando consapevolezza e coscienza a ciò che andiamo a fare. Corpo, cervello ed emozioni , lavorano in costante sinergia sia strutturale che chimica. La migliore conservazione del nostro organismo si ha , quando questa sinergia è buona rendendo quindi il cervello in grado di interagire  con l’esterno dal quale prende informazioni accrescendo le stesse all’interno delle sue funzioni.

Ascoltare se stessi è quindi fondamentale per potersi aiutare . Il corpo è un meraviglioso strumento di azione e comunicazione .

La connessione CORPO-MENTE -EMOZIONI  è il modo in cui il corpo si colloca nell’ambiente che lo circonda relazionandosi con esso in base alle differenti situazioni . Questa capacità di esprimersi si chiama POSTURA

La nostra postura ci racconta del nostro stato interiore e della nostra salute , lavorare sul proprio corpo può diventare la via di un percorso di crescita personale.

Il cambiamento (Hua) è il tema fondamentale del taoismo alchemico, soprattutto dell’alchimia interiore: lavorare su di sè per avviare il processo di trasformazione (Hua) e addirittura di trasmutazione, per cui “dal piombo possa nascere l’oro” che per sua natura è incorruttibile.

Benessere in ufficio

 

Il corpo umano si è evoluto in milioni di anni assumendo la postura eretta, che ci ha permesso di muoverci nell’ambiente che ci accoglie e circonda, in modo semplice, funzionale ed efficace. Lo stile di vita moderno in cui viviamo, ci mette a confronto con una realtà sempre più distante da quella naturale.  Facciamo l’esatto contrario di quello per cui siamo stati progettati dalla natura, ossia stare in piedi e muoverci ed interagire con l’esterno.

A causa del nostro stile di vita, come accade ad esempio passando molte ore seduti ad una scrivania, davanti ad un computer, il nostro equilibrio psico-fisico viene alterato.

Benessere al lavoro vuol dire, anche andare d’accordo con i vicini di scrivania ed evitare tensioni. Gli amici si scelgono, i colleghi no, e spesso accade che ci si ritrovi a lavorare gomito a gomito con qualcuno con cui si ha una relazione difficile.

È da queste riflessioni che nasce il progetto 

BENESSERE IN UFFICIO

  che si propone attraverso metodologie diverse quali:

  • Gestalt Counselling
  • Tai Chi Chuan
  •  Shiatsu

di contribuire ad aumentare la qualità del benessere biopsicosociale dei soggetti coinvolti all’interno dell’ambiente lavorativo con l’obiettivo di incrementare le performance lavorative andando a migliorare il clima organizzativo.

 

 

 

 

TaIji Quan e Gestalt

Qualunque cosa tu possa fare o sognare di poter fare,  incominciala. L’audacia ha in sé genio, potere e magia.  Incomincia adesso”  Wolfgang Goethe

Sono davanti a questo foglio bianco per scrivere la tesi che sigillerà la fine del mio percorso di studio di counselling gestaltico. Osservo i miei movimenti interni e se emergere la mia consuetudine: resistenze, paure; da dove comincio? Come la imposto? Sarò all’altezza? Sento l’aspettativa che ripongo e il bisogno di fare bene.
Ma più voglio fare bene e più i miei pensieri arrivano confusi e caotici… Mi viene in mente una delle tecniche più importanti della Gestalt: il “Vuoto fertile” che è un modo per trascendere il linguaggio e rimanere ne qui e ora, nel fluire e nel sentire .
Lo psicoterapeuta FritzPerls, padre fondatore della Gestalt, a proposito del “vuoto fertile” scrive: “… l’individuo capace di tollerare l’esperienza del vuoto fertile–speriment ando fino in fondo la propria confusione- e che riesce a divenire consapevole di tutto quanto  richiama la sua attenzione […] ​vedrà che la confusione si trasforma in chiarezza[…]          L’esperienza del vuoto fertile non è né oggettiva né soggettiva. Non è neanche l’introspezione. Semplicemente è. E’ la consapevolezza senza la speculazione sulle cose, su cui si è consapevoli.​”  

”  Forte di questa tecnica lascio fluire i pensieri e incomincio a scrivere…

TAIJI QUAN E GESTALT DI LUCIA MOLINARO

Gestalt e Tradizione

Nel Counselling Gestaltico, il “vuoto fertile” diventa un vero e proprio strumento di lavoro che viene utilizzato sia dal counsellor per incontrare il cliente e non confluire in lui, sia dal cliente affinché contatti quella parte interna che necessita di essere ascoltata. Il modo, che in teoria è semplice perché porta l’attenzione al respiro,in pratica richiede una forte presenza alla quale non siamo abituati, infatti espirazione ed inspirazione scandiscono il tempo in un continuum dove il rimugino mentale si acquieta e fa spazio ad un ​silenzio ​nel quale può avere inizio la relazione di aiuto. Il silenzio, permette di contattare il vuoto, dal vuoto emerge la “figura sfondo” che dà voce ad un bisogno inespresso che viene tradotto in consapevolezza… solo a questo punto si assiste alla trasformazione della persona. Il ​silenzio è la prerogativa fondamentale per arrivare alla trasformazione. In questa calma, l’incontro diviene un incontro autentico nel qui e ora e il vuoto diventa pieno di contenuti vivi e autentici. Il vuoto fertile, infatti non va pensato come uno spazio sterile in cui non accade nulla, bensì come un luogo da cui emerge una consapevolezza profonda che è priva di giudizio, aspettative, interpretazioni, razionalizzazioni. Un luogo dove cessa la produzione di significato e inizia “l’esserci”.

Similmente, nel Tao si parla di “​Wu Wei”, ​letteralmente tradotto col “non agire” o “agire spontaneo” che si realizza quando la mente è calma e trasparente e riflette  tutto ciò che ha davanti senza intenzione. Il non agire, non è un invito alla passività, ma propone piuttosto una costante attenzione al mondo circostante che esige lucidità mentale senza regole fisse e categorie immodificabili che possono ostacolare il fluire spontaneo degli eventi naturali. E’ un volere vuoto, dove “vuoto” non va inteso come assenza, ma come quella parte del “non-fatto” che diventa funzionale al fare. Se, per esempio, consideriamo l’oggetto vaso, in esso il vuoto è funzionale in quanto è un vuoto potenziale predisposto per essere riempito ed è per questo motivo che il vaso diventa tale proprio in virtù del suo non-fatto: il vuoto che è in grado di accogliere i fiori. Il “​Wu Wei” ​implica abbandonare ogni sforzo e rimanere nell’ esperienza, l’agire nel momento corretto e lasciar andare quando non c’è più movimento.
“Colui che segue l’ordine naturale, fluisce nella corrente del Tao” si può tradurre con l’astenersi da attività in contrasto con la natura, lasciare che ogni cosa possa fare ciò che fa naturalmente in modo che la sua natura sia soddisfatta. Se ci asteniamo dall’agire in modo contrario alla natura , dall’andare contro la naturale inclinazione delle cose, siamo in armonia col Tao e le nostre azioni saranno coronate da successo”.
Tratto da Fritjof Capra, ​“Il Tao delle fisica”
Come ho lasciato intendere sopra, questa tesi vuole essere la comparazione di due percorsi a me molto cari: il Taiji Quan e il Counselling Gestaltico. Quando ho iniziato la scuola di Counselling, non avevo la minima idea che avesse tanto in comune con la filosofia del Tao, solo nel corso del tempo ho scoperto quanto fossero affini e complementari. Entrambe queste “arti”, perché così mi piace definire anche la Gestalt, non possono essere considerate percorsi di studi accademici con trattati teorici da imparare a memoria bensì sono stili di vita, che permeano il modo di vedere la vita e di vedersi come parte di essa.

Concetti come il ​vuoto fertile​, il ​punto neutro,lo stare nel​qui e ora, l’andare oltre una mente discorsiva, la consapevolezza di sé, il lasciare che emerga un sentire profondo che esula dalla mente, il lavoro sui blocchi del corpo, mi richiamavano alla mente gli studi sul taoismo e il taiji quan. Solo successivamente ho scoperto che molto della Gestalt si rifà alla filosofia Buddhista, allo Zen, al Taoismo, ma anche al Sufismo e all’influsso della Quarta Via di Gurdjieff, per tale motivo la Gestalt è un approccio in continuo divenire che fa dell’integrazione di diversi saperi la sua caratteristica sostanziale e il suo punto di forza.

Come racconta lo psicoterapeuta Claudio Naranjo: “…Fritz era un esemplare e un praticante del taoismo vivente, era forse l’elemento principale della sua affinità con Esalen la mini-cultura neo-taoista più significativa in America. Mentre io e Fritz ci trovavamo lì insieme, contemporaneamente viveva ad Esalen anche Gia-Fu-Feng, che era arrivato di recente dalla Cina, la cui presenza sembra condensare e soprattutto rendere più sentito il taoismo nell’atmosfera della comunità che si viveva tra i prati, le sequoie e il mare .Spessol  a sua scrittura ornava qualche muro e si poteva vedere la sua silouette ai limiti della proprietà mentre praticava il Taiji Quan insieme ad alcuni studenti. La scintilla più lucente del primo  periodo di Esalen, senza la quale sicuramente non avrebbe prosperato, fu Alan Watts che contribuì in modo tangibile alla diffusione dello Zen ma che, effettivamente, vibrava con lo spirito del taoismo,trasmesso in modo eloquente dai suoi discorsi nonché dalla lettura dei suoi libri…”

“…​Lo spirito del taoismo nella Gestalt è molto forte. Il taoismo parla di un “Tao del ciclo” e di un “Tao dell’ uomo”, del “Tao delle cose” e del “Tao dell’individuo” Quest’ultimo: il Tao dell’individuo, ha una spontaneità profonda e intrinsecamente saggia, al di là della volontà programmata dell’io cosciente e non è diverso dall’ideale della Gestalt. Inoltre la Gestalt è taoista nel suo essere naturalistica (il termine natura è spesso la traduzione di Tao): è una spiritualità che abbraccia non solo il reale e concreto ma, in particolare, il corpo e la sfera istintiva​…”  Tratto da “​La terapia gestaltica rivisitata” ​di Claudio Naranjo.

Da Taiji Quan e Gestalt di Lucia Molinaro

Gestalt Counselling

 GESTALT COUNSELLING A MEDIAZIONE CORPOREA

(…) Se il corpo non é prima di tutto un campo di gioco di forze biologiche, ma un originaria apertura al mondo, il modo con cui l’esistenza vive il proprio corpo rivela il modo con cui vive il mondo. Per questo non si deve parlare di conversioni o trasferimenti di conflitti psichici agli organi risici, perchè non ci sono due realtà, quella psichica e quella fisica, ma un’unica esistenza che dice nel corpo il proprio modo di essere al mondo. Finché non ci libereremo di quella mentalità dualistica che, accanto al corpo, colloca l’anima che Platone ha inaugurato per garantire l’oggettività del sapere, il cristianesimo ha ribadito per dare un supporto alla fede nell’immortalità, favorendo in questo modo la riduzione scientifica del corpo a materia organica, vivremo separati dal nostro corpo, un’esistenza mancata.

Umberto Galimberti

F. Perls, il padre della Psicoterapia della Gestalt, suggeriva di sostituire la frase
“ io ho un corpo” con “ io sono un corpo” . Mente e corpo sono viste come parti integranti di un’unica realtà. Il Corpo ha una memoria nella quale troviamo scritta la storia della persona. Nel corpo si costruisce l’esperienza psicofisica di unità e relazione. Lo sblocco di memorie corporee, il rilascio delle tensioni, attraverso la loro espressione permette la trasformazione delle stesse attraverso una riappropriazione consapevole di parti di sé prima ignorate o conflittuali, che agiscono nell’ombra non essendo riconosciute.  La messa in luce di queste parti  permette la loro integrazione e la creazione di un nuovo equilibrio in cui ciò che era stato alienato diventa più tollerabile ed accettabile. Equilibrio che permette di sviluppare nuove modalità di contattare l’ambiente e di soddisfare i propri bisogni.

Il corpo e la Gestalt una visione integrata

IL CORPO E LA GESTALT UNA VISIONE INTEGRATA
La psicoterapia tradizionale eredita dalla nostra cultura una visione dualistica della relazione mente-corpo. Il processo terapeutico, pone l’accento quasi esclusivamente sul cambiamento dei costrutti mentali e cognitivi. William Reich é stato storicamente il primo autore a dare importanza alla vita corporea in relazione ai problemi mentali, studiando come le difese del carattere si manifestino nella postura e nelle tensioni , nella respirazione dando vita alla così detta “ corazza muscolare “.

Fritz.Perls allievo di Reich, con la Terapia della Gestalt da vita ad un approccio totalmente nuovo, il suo metodo di fare terapia prevede un approccio Olistico , che considera mente e corpo, come aspetti inscindibili, ricerca l’unita della persona considerando l’organismo nella sua totalità , pensieri, emozioni, movimenti… ma non come semplice somma di queste parti in quanto l’individuo è :
IL FRUTTO DEL FUNZIONAMENTO INTEGRATO NEL TEMPO E NELLO SPAZIO DEI VARI ASPETTI DEL TUTTO.

Quando ciò di cui facciamo esperienza a livello mentale ed a livello corporeo, viene vissuto in maniera integrata, la realtà che ne risulta e più profonda di ciascuna delle due vissute separatamente.
La Terapia  della  G estalt individua cinque livelli d’esperienza :

  • il livello cognitivo- verbale
  • Il livello immaginativo
  • Il livello emotivo
  • il livello sensorio
  • livello corporeo

Si ha una concezione per la quale, la consapevolezza é un processo che si sviluppa e si muove attraverso tutti e 5 i livelli.
Quanto maggiore è il coinvolgimento e l’armonizzazione di questi livelli, tanto più sarà ricca e completa la consapevolezza che la persona avrà di sé, ciò consentirà all’organismo, di avere un contatto soddisfacente anche con l’ambiente che lo circonda e dal quale non è separato.

La crescita e lo sviluppo dell’essere umano sono in profonda relazione con l’ambiente in cui si sviluppa e di cui fa parte, é quindi fondamentale la qualità del contatto con l’ambiente, attraverso il quale la persona, può trovare e assimilare ciò di cui ha bisogno per la sua sopravvivenza e il suo sviluppo, rifiutando quello che non può essere assimilato e utilizzato.Se durante la crescita, aspetti e qualità del sé, diventano problematici in relazione ad un particolare ambiente fisico o sociale, allora il bambino, per affrontare il conflitto tra il bisogno d’essere accettato e la paura d’essere rifiutato ,(considerando che da bambini un rifiuto, viene percepito come una vera e propria minaccia alla sopravvivenza), verranno alienate quelle qualità del sé considerate inaccettabili . Le qualità del sé rinnegate, così come le sensazioni, i bisogni, le espressioni i movimenti e le immagini,verranno tenute lontane dalla consapevolezza, ma continueranno ad agire nell’ombra.

Così allo stesso modo, il nostro corpo, che ha una struttura biologica di base geneticamente determinata, andrà a creare come risposta creativa alle esperienze di vita vissuta, una struttura corporea di adattamento. Quest’ultima è rappresentata da tutte quelle variazioni individuali,a livello di postura,movimento, tensioni, respirazione, che andranno a formare una struttura cristallizzata, dove l’ espressioni corporee non saranno più consce, ma automatiche e involontarie.
Ad esempio un sentimento di rabbia represso, può portare ad un irrigidimento dei muscoli del collo e della mascella, che rimarranno tali, anche quando, questa emozione, non sarà adeguata al momento vissuto nel presente.

Nella struttura corporea vengono quindi iscritte e plasmate visibilmente, le esperienze individuali. Essa si origina come risposta creativa ad un ambiente difficile, ma anche in relazione al dolore intrinseco della vita. Crescendo si incontrano inevitabilmente esperienze dolorose, che non sono in se stesse causa di danni allo sviluppo del sé, a patto che, possano essere adeguatamente assimilate all’interno della funzionalità organismica.

Ciò che facilita l’assimilazione, é ben rappresentato, dal bacio della mamma sulla ferita del bambino, che lo aiuta a guarire, alleviando un’ esperienza altrimenti insopportabile. Attraverso la presenza affettuosa e il sostegno di una figura di attaccamento o attraverso l’apprendimento di nuove abilità, il bambino può assimilare le esperienze dolorose imparando ad affrontarle senza sacrificare nessuna parte del sé. Altri dolori sono meno assimilabili , sia per la loro intensità e costanza, sia perché richiedono una risposta più complessa ai fini dell‘adattamento oppure perché tale sofferenza può essere diretta a limitare il funzionamento dell’organismo stesso. Gli esempi più lampanti sono forniti dai casi di maltrattamento fisico e/0 di abuso : percosse, violente punizioni umilianti, minacce costanti di lesioni fisiche, manipolazione del corpo, intrusione da parte di altri. Il bambino reagisce a ferite di questo genere ritraendosi dalla superficie di contatto della pelle e dei muscoli e di fronte ad una ferita che si é ripetuta nel tempo, si ritira ancora più lontano dalla fonte del dolore SEPARANDO IL PROPRIO SE’ DAL PROPRIO CORPO rinnegando la sede del dolore, per arginare il danno.

Questo processo di rinnegamento viene strutturato nel corpo, che porta in sè il movimento e il sentimento alienato ed anche il processo attraverso il quale l’IO si disconosce, ossia la tensione che lo esclude dalla consapevolezza e dall’ espressione.
I metodi che rendono possibili il rinnegamento di parti del sé sono :

  • la desensibilizzazione delle sensazioni corporee ( sé-sensorio ).
  • L’inibizione di alcuni movimenti ( sé-motorio ).
  • La sottrazione dell’io all’esperienza corporea ( proiezione del corpo ).
  • La contrazione prolungata, che é una modalità per attutire e smorzare fisicamente le sensazioni corporee, quando sono avvertite, in questo modo si può arrivare ad escludere dalla percezione, anche le emozioni ed i sentimenti.

Nei casi in cui la percezione del sentimento é ancora presente ciò che viene inibito é l’espressione di questa, attraverso un meccanismo di blocco dell‘emozione e del movimento, in questo modo viene disconosciuta la funzione del sé motorio, che ci consente di esprimere i sentimenti, manipolare e trasformare l’ambiente e di relazionarci con gli altri, di creare e modulare i confini difendendo cosi la nostra integrità organismica.
Se l‘atto di tendere le braccia alla ricerca di un contatto per soddisfare il bisogno d’Amore, viene rifiutato o criticato, la muscolatura delle braccia e del torace si tenderanno in opposizione a tale slancio.
Ogni tipo d’espressione emozionale, il pianto, la rabbia, la gioia se criticata o attaccata verrà evitata e così tutti quei movimenti implicati nella loro espressione. Essi possono essere resi inaccessibili al punto tale da venire percepiti come estranei e minacciosi per il proprio senso del sé. E’ possibile attraverso la proiezione del corpo perdere a tal punto il contatto con quest’ultimo, da arrivare a percepirlo come un oggetto.
E’ come se avvenisse una sorta di allontanamento tra l’esperienza del corpo e l’esperienza del sé.

Da Shiatsu e Counselling di Caterina Alessani

Shiatsu e Counselling

Alcuni anni fa  ho intrapreso un percorso personale in una relazione d’aiuto, con Chiara Counsellor della Gestalt. Sono consapevole che tutti i principi alla base di questa metodologia, hanno preso forma e sono diventati parte integrante della mia vita, non grazie alla teoria o al Cousellor,  ma all’ Essere umano Chiara, che al mio Essere Umano ha dato sostegno nell’unico modo in cui  abbia conosciuto possibile, attraverso la sua l’Autenticità e Presenza piena d’Amore. La gratitudine che ho per Chiara è una gratitudine colma di dignità, quella dignità che la sua presenza ha restituito alla mia vita.

Il motivo per il quale in seguito ho deciso di frequentare la Scuola di Counselling Gestaltico ad indirizzo fenomenologico esistenziale, è stato lo scoprire di come in un magnifico gioco di specchi rovesciati, questo percorso fosse molto utile al tipo di lavoro che svolgo come operatrice di Shiatsu.
Le affinità tra Gestalt e Zen Shiatsu sono veramente significative. Ho avuto spesso occasione di trattare persone che stavano compiendo un percorso psicoterapeutico ed ho constatato quanto esse riescano a trarre un grande beneficio da questa sinergia.

Durante un trattamento di Shiatsu si instaura un rapporto molto profondo con l’altra persona, attraverso il CONTATTO fisico.
Le mani si muovono sul corpo del cliente e comunicano al di là dell’espressione verbale mediata dalla mente, quindi in un modo molto diretto e profondo. Il rilassamento è fondamentale in questo tipo di esperienza, occorre abbandonare la tirannia del pensiero razionale, per permettere all’ intuito di entrare in gioco, ciò non significa entrare in un stato di sogno, ma al contrario, significa essere molto presenti nel QUI ED ORA, pur restando rilassati senza imporsi niente, senza formulare giudizi, ne interpretare l’esperienza, accettandola per quello che è.

Questa visione corrisponde perfettamente alla visione che si trova alla base della Terapia della Gestalt . In Medicina Tradizionale Cinese tutti i fenomeni che noi definiamo reali, sono generati dalla nostra percezione attraverso i cinque sensi. La mente è il sesto organo di senso, essa non è intesa solo come pensiero razionale. La vita è pensare, sentire, toccare, odorare, provare sentimenti ed emozioni e come nella visione integrata della Psicologia della Gestalt, non esiste separazione tra ciò che avviene a livello mentale, corporeo ed emozionale.

La nostra struttura corporea porta inscritte nella postura, le memorie non verbali della nostra esperienza di vita. Accade molto spesso durante un trattamento, che lo sciogliersi di una tensione muscolare e/o di un blocco energetico equivalgano allo sciogliersi di un’emozione. La teoria di Masunaga del Jitsu e del Kyo, dove i bisogni della persona se frustrati creano uno squilibrio energetico disfunzionale al benessere dell’organismo è nella sostanza molto simile al Ciclo del Contatto di Fritz Perls. La capacità di ascolto di sé come presupposto nella capacità di ascolto dell’altro. Il trovare una distanza abitabile nel rapporto terapeutico. La consapevolezza che ogni spazio di guarigione, si manifesti dove il sostegno ed i mezzi dell’operatore, incontrano la scelta responsabile e consapevole del ricevente, di prendersi cura di se stesso. L’autoregolazione organismica, intesa come input all’avvio di un processo di comprensione ed integrazione delle cause di uno squilibrio fisico-mentale-energetico e non come risoluzione del sintomo, tutti questi principi ancora una volta incontrano in maniera speculare, principi fondamentali anche in terapia della Gestalt .

SHIATSU E COUNSELLING di CATERINA ALESSANI (2)