Gestalt e Tradizione

Nel Counselling Gestaltico, il “vuoto fertile” diventa un vero e proprio strumento di lavoro che viene utilizzato sia dal counsellor per incontrare il cliente e non confluire in lui, sia dal cliente affinché contatti quella parte interna che necessita di essere ascoltata. Il modo, che in teoria è semplice perché porta l’attenzione al respiro,in pratica richiede una forte presenza alla quale non siamo abituati, infatti espirazione ed inspirazione scandiscono il tempo in un continuum dove il rimugino mentale si acquieta e fa spazio ad un ​silenzio ​nel quale può avere inizio la relazione di aiuto. Il silenzio, permette di contattare il vuoto, dal vuoto emerge la “figura sfondo” che dà voce ad un bisogno inespresso che viene tradotto in consapevolezza… solo a questo punto si assiste alla trasformazione della persona. Il ​silenzio è la prerogativa fondamentale per arrivare alla trasformazione. In questa calma, l’incontro diviene un incontro autentico nel qui e ora e il vuoto diventa pieno di contenuti vivi e autentici. Il vuoto fertile, infatti non va pensato come uno spazio sterile in cui non accade nulla, bensì come un luogo da cui emerge una consapevolezza profonda che è priva di giudizio, aspettative, interpretazioni, razionalizzazioni. Un luogo dove cessa la produzione di significato e inizia “l’esserci”.

Similmente, nel Tao si parla di “​Wu Wei”, ​letteralmente tradotto col “non agire” o “agire spontaneo” che si realizza quando la mente è calma e trasparente e riflette  tutto ciò che ha davanti senza intenzione. Il non agire, non è un invito alla passività, ma propone piuttosto una costante attenzione al mondo circostante che esige lucidità mentale senza regole fisse e categorie immodificabili che possono ostacolare il fluire spontaneo degli eventi naturali. E’ un volere vuoto, dove “vuoto” non va inteso come assenza, ma come quella parte del “non-fatto” che diventa funzionale al fare. Se, per esempio, consideriamo l’oggetto vaso, in esso il vuoto è funzionale in quanto è un vuoto potenziale predisposto per essere riempito ed è per questo motivo che il vaso diventa tale proprio in virtù del suo non-fatto: il vuoto che è in grado di accogliere i fiori. Il “​Wu Wei” ​implica abbandonare ogni sforzo e rimanere nell’ esperienza, l’agire nel momento corretto e lasciar andare quando non c’è più movimento.
“Colui che segue l’ordine naturale, fluisce nella corrente del Tao” si può tradurre con l’astenersi da attività in contrasto con la natura, lasciare che ogni cosa possa fare ciò che fa naturalmente in modo che la sua natura sia soddisfatta. Se ci asteniamo dall’agire in modo contrario alla natura , dall’andare contro la naturale inclinazione delle cose, siamo in armonia col Tao e le nostre azioni saranno coronate da successo”.
Tratto da Fritjof Capra, ​“Il Tao delle fisica”
Come ho lasciato intendere sopra, questa tesi vuole essere la comparazione di due percorsi a me molto cari: il Taiji Quan e il Counselling Gestaltico. Quando ho iniziato la scuola di Counselling, non avevo la minima idea che avesse tanto in comune con la filosofia del Tao, solo nel corso del tempo ho scoperto quanto fossero affini e complementari. Entrambe queste “arti”, perché così mi piace definire anche la Gestalt, non possono essere considerate percorsi di studi accademici con trattati teorici da imparare a memoria bensì sono stili di vita, che permeano il modo di vedere la vita e di vedersi come parte di essa.

Concetti come il ​vuoto fertile​, il ​punto neutro,lo stare nel​qui e ora, l’andare oltre una mente discorsiva, la consapevolezza di sé, il lasciare che emerga un sentire profondo che esula dalla mente, il lavoro sui blocchi del corpo, mi richiamavano alla mente gli studi sul taoismo e il taiji quan. Solo successivamente ho scoperto che molto della Gestalt si rifà alla filosofia Buddhista, allo Zen, al Taoismo, ma anche al Sufismo e all’influsso della Quarta Via di Gurdjieff, per tale motivo la Gestalt è un approccio in continuo divenire che fa dell’integrazione di diversi saperi la sua caratteristica sostanziale e il suo punto di forza.

Come racconta lo psicoterapeuta Claudio Naranjo: “…Fritz era un esemplare e un praticante del taoismo vivente, era forse l’elemento principale della sua affinità con Esalen la mini-cultura neo-taoista più significativa in America. Mentre io e Fritz ci trovavamo lì insieme, contemporaneamente viveva ad Esalen anche Gia-Fu-Feng, che era arrivato di recente dalla Cina, la cui presenza sembra condensare e soprattutto rendere più sentito il taoismo nell’atmosfera della comunità che si viveva tra i prati, le sequoie e il mare .Spessol  a sua scrittura ornava qualche muro e si poteva vedere la sua silouette ai limiti della proprietà mentre praticava il Taiji Quan insieme ad alcuni studenti. La scintilla più lucente del primo  periodo di Esalen, senza la quale sicuramente non avrebbe prosperato, fu Alan Watts che contribuì in modo tangibile alla diffusione dello Zen ma che, effettivamente, vibrava con lo spirito del taoismo,trasmesso in modo eloquente dai suoi discorsi nonché dalla lettura dei suoi libri…”

“…​Lo spirito del taoismo nella Gestalt è molto forte. Il taoismo parla di un “Tao del ciclo” e di un “Tao dell’ uomo”, del “Tao delle cose” e del “Tao dell’individuo” Quest’ultimo: il Tao dell’individuo, ha una spontaneità profonda e intrinsecamente saggia, al di là della volontà programmata dell’io cosciente e non è diverso dall’ideale della Gestalt. Inoltre la Gestalt è taoista nel suo essere naturalistica (il termine natura è spesso la traduzione di Tao): è una spiritualità che abbraccia non solo il reale e concreto ma, in particolare, il corpo e la sfera istintiva​…”  Tratto da “​La terapia gestaltica rivisitata” ​di Claudio Naranjo.

Da Taiji Quan e Gestalt di Lucia Molinaro

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